Descrizione
Palazzo Grassi è il grande palazzo bianco in pietra d'Istria sul Canal Grande, accanto a Campo San Samuele, e oggi una delle sedi espositive d'arte contemporanea più note di Venezia: ci si va per le mostre della collezione di François Pinault.
Fu l'ultimo palazzo patrizio costruito sul Canal Grande prima della caduta della Serenissima. I Grassi, ricchi mercanti entrati da poco nel patriziato, lo vollero enorme e candido, perché tutta la città vedesse quanto contavano.
La facciata sul Canal Grande è neoclassica e severa: due piani nobili di finestre allineate, lesene lisce e un portale d'acqua in tre archi, come un piccolo arco di trionfo. Sul lato di Campo San Samuele una seconda facciata, quasi altrettanto imponente.
Dentro, la pianta guarda più a Roma che a Venezia. Al centro c'è un cortile a colonne, oggi coperto da una vetrata, attorno a cui si aprono le sale; dietro sale lo scalone d'onore, affrescato da Michelangelo Morlaiter e Fabio Canal.
Le sale sono quelle ridisegnate dall'architetto giapponese Tadao Ando: pareti bianche e dritte, pavimenti grigi, una luce uniforme da 1.800 faretti. Un interno quasi monacale, pensato per far parlare le opere, mentre stucchi e soffitti antichi restano intatti sopra.
Le mostre della Collezione Pinault, una delle grandi raccolte d'arte contemporanea del mondo, cambiano di continuo: da Rothko a Jeff Koons, da Damien Hirst a Cattelan, accanto a grandi monografie e a esposizioni fatte con altri musei.
Non sempre fu così elegante la vita del palazzo. Estinti i Grassi, nell'Ottocento passò in pochi anni da un tenore a un pittore ungherese, poi a un barone greco, che divise in due la sala da ballo e coprì un affresco.
Nel 1908 lo comprò l'industriale svizzero Giovanni Stucky, e suo figlio ci portò ascensori, luce elettrica e riscaldamento: per questo si chiama anche Palazzo Grassi-Stucky. Nel 1983 arrivò la Fiat, che lo affidò a Gae Aulenti e ne fece la casa delle grandi mostre, dai Fenici ad Andy Warhol.
Nel 2005 lo acquistò François Pinault, per esporre la sua collezione. Ando lavorò in modo che tutto si possa smontare: il palazzo del Settecento, sotto, è ancora quello.
Fu l'ultimo palazzo patrizio costruito sul Canal Grande prima della caduta della Serenissima. I Grassi, ricchi mercanti entrati da poco nel patriziato, lo vollero enorme e candido, perché tutta la città vedesse quanto contavano.
La facciata sul Canal Grande è neoclassica e severa: due piani nobili di finestre allineate, lesene lisce e un portale d'acqua in tre archi, come un piccolo arco di trionfo. Sul lato di Campo San Samuele una seconda facciata, quasi altrettanto imponente.
Dentro, la pianta guarda più a Roma che a Venezia. Al centro c'è un cortile a colonne, oggi coperto da una vetrata, attorno a cui si aprono le sale; dietro sale lo scalone d'onore, affrescato da Michelangelo Morlaiter e Fabio Canal.
Le sale sono quelle ridisegnate dall'architetto giapponese Tadao Ando: pareti bianche e dritte, pavimenti grigi, una luce uniforme da 1.800 faretti. Un interno quasi monacale, pensato per far parlare le opere, mentre stucchi e soffitti antichi restano intatti sopra.
Le mostre della Collezione Pinault, una delle grandi raccolte d'arte contemporanea del mondo, cambiano di continuo: da Rothko a Jeff Koons, da Damien Hirst a Cattelan, accanto a grandi monografie e a esposizioni fatte con altri musei.
Non sempre fu così elegante la vita del palazzo. Estinti i Grassi, nell'Ottocento passò in pochi anni da un tenore a un pittore ungherese, poi a un barone greco, che divise in due la sala da ballo e coprì un affresco.
Nel 1908 lo comprò l'industriale svizzero Giovanni Stucky, e suo figlio ci portò ascensori, luce elettrica e riscaldamento: per questo si chiama anche Palazzo Grassi-Stucky. Nel 1983 arrivò la Fiat, che lo affidò a Gae Aulenti e ne fece la casa delle grandi mostre, dai Fenici ad Andy Warhol.
Nel 2005 lo acquistò François Pinault, per esporre la sua collezione. Ando lavorò in modo che tutto si possa smontare: il palazzo del Settecento, sotto, è ancora quello.