Descrizione
La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, per i veneziani San Zanipolo, è la chiesa più grande di Venezia, nel sestiere di Castello: un gigante gotico di oltre 100 metri, considerato il pantheon della città per i tanti dogi e personaggi illustri che vi sono sepolti.
Tutto cominciò, dice la leggenda, con un sogno del doge Jacopo Tiepolo, che nel 1234 donò un oratorio ai frati domenicani. I frati costruirono la loro chiesa, poi la ingrandirono, e nel 1430 fu consacrata.
Dentro, le volte gotiche alte 32 metri sono legate da tiranti di legno, e colonne cilindriche enormi dividono tre navate. Fino al Seicento la navata era divisa dal coro dei frati, poi demolito per fare spazio alle cerimonie, per esempio i funerali dei dogi.
La controfacciata è occupata dalle tombe dei Mocenigo. Quella del doge Pietro, finita nel 1481 da Pietro e Tullio Lombardo, ha il doge in piedi e fiero, rappresentato come già risorto. Quella del doge Giovanni, di Tullio Lombardo, è un esempio del nuovo gusto rinascimentale.
Nella navata destra, sopra un altare, il Polittico di San Vincenzo Ferrer di Giovanni Bellini, in nove scomparti. Nel transetto, il grande finestrone gotico ha una vetrata colorata su cartoni attribuiti a Vivarini, Cima da Conegliano e Mocetto.
La Cappella del Rosario ha il soffitto con tre tele di Veronese, portate qui da un'altra chiesa, l'Umiltà alle Zattere, e un'altra del suo presbiterio. Nel 1867 un incendio distrusse la cappella originale e i suoi capolavori, tra cui una pala di Giovanni Bellini e il Martirio di san Pietro di Tiziano.
In un'urna c'è quello che resta della pelle di un uomo. È di Marcantonio Bragadin, il comandante veneziano che i turchi scorticarono vivo dopo la presa di Famagosta. Arrivò qui nel 1596, e nel 1961 fu esaminata dagli scienziati.
Nell'edificio accanto, oggi convento, c'era la Scuola di Sant'Orsola, per la quale Carpaccio dipinse le Storie di sant'Orsola, ora alle Gallerie dell'Accademia.
La facciata è alta, a salienti, con un rosone centrale e sei nicchioni gotici che custodiscono alcuni sepolcri. Il portale ha sei colonne di marmo proconnesio portate qui nel 1459, e tre guglie a tempietto con le statue dei grandi santi domenicani.
Da non perdere
• Le tombe dei Mocenigo.
• Il Polittico di San Vincenzo Ferrer.
• Le tele di Veronese.
• Il monumento a Bragadin.
Lo sapevi?
• Il monumento equestre in legno dorato al generale Pompeo Giustiniani è detto «braccio di ferro».
• La chiesa è basilica minore dal 1922.
Tutto cominciò, dice la leggenda, con un sogno del doge Jacopo Tiepolo, che nel 1234 donò un oratorio ai frati domenicani. I frati costruirono la loro chiesa, poi la ingrandirono, e nel 1430 fu consacrata.
Dentro, le volte gotiche alte 32 metri sono legate da tiranti di legno, e colonne cilindriche enormi dividono tre navate. Fino al Seicento la navata era divisa dal coro dei frati, poi demolito per fare spazio alle cerimonie, per esempio i funerali dei dogi.
La controfacciata è occupata dalle tombe dei Mocenigo. Quella del doge Pietro, finita nel 1481 da Pietro e Tullio Lombardo, ha il doge in piedi e fiero, rappresentato come già risorto. Quella del doge Giovanni, di Tullio Lombardo, è un esempio del nuovo gusto rinascimentale.
Nella navata destra, sopra un altare, il Polittico di San Vincenzo Ferrer di Giovanni Bellini, in nove scomparti. Nel transetto, il grande finestrone gotico ha una vetrata colorata su cartoni attribuiti a Vivarini, Cima da Conegliano e Mocetto.
La Cappella del Rosario ha il soffitto con tre tele di Veronese, portate qui da un'altra chiesa, l'Umiltà alle Zattere, e un'altra del suo presbiterio. Nel 1867 un incendio distrusse la cappella originale e i suoi capolavori, tra cui una pala di Giovanni Bellini e il Martirio di san Pietro di Tiziano.
In un'urna c'è quello che resta della pelle di un uomo. È di Marcantonio Bragadin, il comandante veneziano che i turchi scorticarono vivo dopo la presa di Famagosta. Arrivò qui nel 1596, e nel 1961 fu esaminata dagli scienziati.
Nell'edificio accanto, oggi convento, c'era la Scuola di Sant'Orsola, per la quale Carpaccio dipinse le Storie di sant'Orsola, ora alle Gallerie dell'Accademia.
La facciata è alta, a salienti, con un rosone centrale e sei nicchioni gotici che custodiscono alcuni sepolcri. Il portale ha sei colonne di marmo proconnesio portate qui nel 1459, e tre guglie a tempietto con le statue dei grandi santi domenicani.
Da non perdere
• Le tombe dei Mocenigo.
• Il Polittico di San Vincenzo Ferrer.
• Le tele di Veronese.
• Il monumento a Bragadin.
Lo sapevi?
• Il monumento equestre in legno dorato al generale Pompeo Giustiniani è detto «braccio di ferro».
• La chiesa è basilica minore dal 1922.