Descrizione
Il Gran Teatro La Fenice, nel sestiere di San Marco, in campo San Fantin, è il principale teatro lirico di Venezia. Il nome è quello dell'uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri, e il teatro l'ha preso sul serio: è stato distrutto due volte, e due volte ricostruito.
Nasce nel Settecento da una vicenda di nobili rimasti senza teatro. La società dei palchettisti perse il Teatro San Benedetto e decise di costruirne uno nuovo e più grande: lo chiamò Fenice per simboleggiare la propria rinascita.
Dentro, la sala è il cuore del teatro: cinque ordini di palchetti, tutti stucchi e ori, con decorazioni in cartapesta e legno ricostruite dalle fotografie. Il legno scelto con cura serve anche all'acustica. È una ricostruzione filologica, rifatta dopo l'ultimo incendio sul modello della sala ottocentesca.
Le Sale Apollinee sono le stanze di rappresentanza, e si salvarono dal primo incendio: sono tra le parti più antiche del teatro. La più grande, la Sala Grande, ha tre finestre al centro della facciata sul campo.
Dietro le quinte il segno più forte della ricostruzione è la Sala Rossi, con una scena che riproduce un frammento della Basilica Palladiana di Vicenza. Nel sottotetto, sotto le grandi capriate di legno, c'è una sala per le mostre; c'è anche una mostra permanente su Maria Callas e gli anni veneziani.
Il Concerto di Capodanno è un appuntamento fisso di ogni anno. Il programma si chiude sempre con «Va' pensiero» e con il brindisi della Traviata.
L'inaugurazione fu nel 1792, su progetto di Giannantonio Selva, vincitore di un concorso aperto anche ad architetti stranieri. I palchi erano 174, tutti uguali, come voleva un teatro repubblicano.
Pochi anni dopo la Repubblica cadde, e nel 1807 la sala si vestì d'argento e celeste per accogliere Napoleone. Mancava un palco reale: ne fu costruito uno provvisorio, poi uno stabile. Quello imperiale fu abolito nel 1848 e rifatto dagli austriaci l'anno dopo.
Il primo incendio, nel 1836, partì probabilmente da una stufa. Il teatro fu ricostruito in un anno, e nell'Ottocento qui debuttarono opere di Rossini, Bellini e Donizetti. Verdi portò alla Fenice, in prima assoluta, Rigoletto e La traviata.
Nel Novecento il teatro non si fermò al repertorio: ospitò le prime mondiali di opere di Stravinskij, Britten e Prokof'ev, oltre a Luigi Nono e Bruno Maderna, e un festival di musica contemporanea.
Il secondo rogo, il 29 gennaio 1996, fu doloso: due elettricisti, in ritardo con i lavori, appiccarono un piccolo fuoco per evitare una penale. Il teatro andò distrutto.
Mentre durarono i lavori, la stagione lirica si trasferì al Palafenice, una struttura provvisoria al Tronchetto, e al Teatro Malibran.
Fu ricostruito «com'era, dov'era» su progetto di Aldo Rossi, e nel dicembre 2003 Riccardo Muti diresse il concerto della riapertura.
Da non perdere
• La sala.
• Le Sale Apollinee.
• Il Concerto di Capodanno.
Lo sapevi?
• Uno dei colpevoli del rogo del 1996 fuggì e fu catturato anni dopo al confine tra Messico e Belize.
• Il bando del 1789 chiedeva un ingresso d'acqua largo abbastanza per le gondole.
Nasce nel Settecento da una vicenda di nobili rimasti senza teatro. La società dei palchettisti perse il Teatro San Benedetto e decise di costruirne uno nuovo e più grande: lo chiamò Fenice per simboleggiare la propria rinascita.
Dentro, la sala è il cuore del teatro: cinque ordini di palchetti, tutti stucchi e ori, con decorazioni in cartapesta e legno ricostruite dalle fotografie. Il legno scelto con cura serve anche all'acustica. È una ricostruzione filologica, rifatta dopo l'ultimo incendio sul modello della sala ottocentesca.
Le Sale Apollinee sono le stanze di rappresentanza, e si salvarono dal primo incendio: sono tra le parti più antiche del teatro. La più grande, la Sala Grande, ha tre finestre al centro della facciata sul campo.
Dietro le quinte il segno più forte della ricostruzione è la Sala Rossi, con una scena che riproduce un frammento della Basilica Palladiana di Vicenza. Nel sottotetto, sotto le grandi capriate di legno, c'è una sala per le mostre; c'è anche una mostra permanente su Maria Callas e gli anni veneziani.
Il Concerto di Capodanno è un appuntamento fisso di ogni anno. Il programma si chiude sempre con «Va' pensiero» e con il brindisi della Traviata.
L'inaugurazione fu nel 1792, su progetto di Giannantonio Selva, vincitore di un concorso aperto anche ad architetti stranieri. I palchi erano 174, tutti uguali, come voleva un teatro repubblicano.
Pochi anni dopo la Repubblica cadde, e nel 1807 la sala si vestì d'argento e celeste per accogliere Napoleone. Mancava un palco reale: ne fu costruito uno provvisorio, poi uno stabile. Quello imperiale fu abolito nel 1848 e rifatto dagli austriaci l'anno dopo.
Il primo incendio, nel 1836, partì probabilmente da una stufa. Il teatro fu ricostruito in un anno, e nell'Ottocento qui debuttarono opere di Rossini, Bellini e Donizetti. Verdi portò alla Fenice, in prima assoluta, Rigoletto e La traviata.
Nel Novecento il teatro non si fermò al repertorio: ospitò le prime mondiali di opere di Stravinskij, Britten e Prokof'ev, oltre a Luigi Nono e Bruno Maderna, e un festival di musica contemporanea.
Il secondo rogo, il 29 gennaio 1996, fu doloso: due elettricisti, in ritardo con i lavori, appiccarono un piccolo fuoco per evitare una penale. Il teatro andò distrutto.
Mentre durarono i lavori, la stagione lirica si trasferì al Palafenice, una struttura provvisoria al Tronchetto, e al Teatro Malibran.
Fu ricostruito «com'era, dov'era» su progetto di Aldo Rossi, e nel dicembre 2003 Riccardo Muti diresse il concerto della riapertura.
Da non perdere
• La sala.
• Le Sale Apollinee.
• Il Concerto di Capodanno.
Lo sapevi?
• Uno dei colpevoli del rogo del 1996 fuggì e fu catturato anni dopo al confine tra Messico e Belize.
• Il bando del 1789 chiedeva un ingresso d'acqua largo abbastanza per le gondole.