Monastero di San Giorgio Maggiore

Monastero di San Giorgio Maggiore

Campo Nani O Barbaro, 1. (Apri Mappa)

Descrizione

Il Monastero di San Giorgio Maggiore occupa l'isola di fronte a piazza San Marco, a Venezia: un antico monastero benedettino rimesso a nuovo da Andrea Palladio e Baldassare Longhena, accanto alla celebre basilica palladiana. Oggi è la sede della Fondazione Giorgio Cini, tra chiostri, biblioteche e giardini.

Il cuore del complesso è il refettorio di Palladio, costruito tra il 1560 e il 1563: una scalinata, due portali all'antica, un vestibolo con due lavamani di marmo rosso e poi la grande sala con la volta a botte. Sulla parete di fondo campeggiano le Nozze di Cana di Paolo Veronese, in una copia.

Da non perdere anche il chiostro palladiano, progettato da Palladio dopo il refettorio, e lo scalone d'onore di Longhena. Nel Coro notturno, dove nel 1800 si riunirono i cardinali, è esposto il San Giorgio che uccide il drago di Vittore Carpaccio.

Le biblioteche sono un piccolo mondo: la seicentesca, monumentale, di Longhena, e la Nuova Manica Lunga, l'antico dormitorio dei monaci ridisegnato da Michele De Lucchi, con buona parte dei libri a scaffale aperto. In giardino c'è un labirinto ispirato a un racconto di Borges.

Accanto, la basilica di San Giorgio Maggiore, anch'essa di Palladio, ha un campanile alto 75 metri: dalla cima il panorama su Venezia e la laguna è uno dei più belli della città.

Tutto cominciò nel 982, quando il doge Tribuno Memmo regalò l'isola al monaco benedettino Giovanni Morosini. Memmo, costretto ad abdicare da una rivolta di piazza, visse qui da monaco fino alla morte. Nel 1433 arrivò Cosimo de' Medici, esiliato da Firenze, e ci fondò una biblioteca.

La tela di Veronese ha una storia amara. Nel 1797 i francesi la tagliarono in sette pezzi e la portarono al Louvre, dove è ancora. Nel 2007 la Fondazione Cini ha messo al suo posto una copia digitale identica all'originale.

Nel 1800, con Roma occupata dai francesi, nell'isola si tenne il conclave che elesse papa Pio VII. Poi Napoleone soppresse il monastero, che restò deposito d'armi e presidio militare per quasi centocinquant'anni. Lo salvò nel 1951 il conte Vittorio Cini, con una fondazione dedicata al figlio Giorgio, morto a trent'anni in un incidente aereo.