Descrizione
La Ca' d'Oro è il palazzo più celebre del gotico veneziano, affacciato sul Canal Grande nel sestiere di Cannaregio. Il nome viene dalla facciata, che un tempo aveva parti dorate in una ricca policromia oggi scomparsa. Dal 1927 ospita il museo della Galleria Franchetti.
La facciata è asimmetrica: a sinistra tre fasce traforate di logge, a destra un muro rivestito di marmi con piccole finestre quadrate. In basso c'è un portico sull'acqua dove attraccavano le barche, e in alto una merlatura che richiama Palazzo Ducale.
Nel cortile c'è la vera da pozzo in marmo dei Bon, del 1427, con la Giustizia, la Fortezza e la Carità scolpite sui tre lati. Il portico a pianterreno ha un pavimento di marmi antichi, disegnato dal barone Franchetti.
Fra le opere della galleria c'è il San Sebastiano di Andrea Mantegna, tra le più preziose. Poi la Venere allo specchio di Tiziano, il ritratto di Marcello Durazzo di Van Dyck, due vedute di Guardi e una Crocifissione di Jan van Eyck.
Ci sono anche i resti degli affreschi di Tiziano per il Fondaco dei Tedeschi, con la Giuditta, e tre teleri di Carpaccio e bottega con le Storie della Vergine. Bronzi e sculture vengono in gran parte dalle raccolte statali.
A volere il palazzo fu Marino Contarini, mercante di una ricca famiglia dogale, più abile negli affari che in politica. Il terreno era dei Zeno, famiglia della moglie, ma dopo un litigio dovette comprarlo senza toccare la dote.
Rimasto vedovo, chiamò due botteghe: il milanese Matteo Raverti con i suoi lombardi e i veneziani Giovanni e Bartolomeo Bon. Lavorarono nello stesso cantiere, ma ciascuno a modo suo.
Contarini ci mise del suo, e si vede: le colonnine tortili sugli spigoli non si legano al coronamento, e il centro dei pinnacoli non coincide con quello delle logge. La facciata fu dipinta nel 1431 dal pittore Zuanne de Franza con oro, rosso, blu e nero.
Nei secoli seguenti il palazzo passò di mano in mano e fu rimaneggiato. A salvarlo fu a fine Ottocento il barone Giorgio Franchetti, che lo comprò, lo restaurò e lo cedette allo Stato insieme alla sua collezione.
Da non perdere
• La facciata sul Canal Grande.
• La vera da pozzo dei Bon.
• Il San Sebastiano di Mantegna.
• La Venere allo specchio di Tiziano.
Lo sapevi?
• Del lavoro del pittore Zuanne de Franza, che coprì marmi e pietre con oro e colori, non resta più nulla.
• Il pavimento del portico, di 350 metri quadrati, fu disegnato e in parte eseguito da Franchetti stesso.
La facciata è asimmetrica: a sinistra tre fasce traforate di logge, a destra un muro rivestito di marmi con piccole finestre quadrate. In basso c'è un portico sull'acqua dove attraccavano le barche, e in alto una merlatura che richiama Palazzo Ducale.
Nel cortile c'è la vera da pozzo in marmo dei Bon, del 1427, con la Giustizia, la Fortezza e la Carità scolpite sui tre lati. Il portico a pianterreno ha un pavimento di marmi antichi, disegnato dal barone Franchetti.
Fra le opere della galleria c'è il San Sebastiano di Andrea Mantegna, tra le più preziose. Poi la Venere allo specchio di Tiziano, il ritratto di Marcello Durazzo di Van Dyck, due vedute di Guardi e una Crocifissione di Jan van Eyck.
Ci sono anche i resti degli affreschi di Tiziano per il Fondaco dei Tedeschi, con la Giuditta, e tre teleri di Carpaccio e bottega con le Storie della Vergine. Bronzi e sculture vengono in gran parte dalle raccolte statali.
A volere il palazzo fu Marino Contarini, mercante di una ricca famiglia dogale, più abile negli affari che in politica. Il terreno era dei Zeno, famiglia della moglie, ma dopo un litigio dovette comprarlo senza toccare la dote.
Rimasto vedovo, chiamò due botteghe: il milanese Matteo Raverti con i suoi lombardi e i veneziani Giovanni e Bartolomeo Bon. Lavorarono nello stesso cantiere, ma ciascuno a modo suo.
Contarini ci mise del suo, e si vede: le colonnine tortili sugli spigoli non si legano al coronamento, e il centro dei pinnacoli non coincide con quello delle logge. La facciata fu dipinta nel 1431 dal pittore Zuanne de Franza con oro, rosso, blu e nero.
Nei secoli seguenti il palazzo passò di mano in mano e fu rimaneggiato. A salvarlo fu a fine Ottocento il barone Giorgio Franchetti, che lo comprò, lo restaurò e lo cedette allo Stato insieme alla sua collezione.
Da non perdere
• La facciata sul Canal Grande.
• La vera da pozzo dei Bon.
• Il San Sebastiano di Mantegna.
• La Venere allo specchio di Tiziano.
Lo sapevi?
• Del lavoro del pittore Zuanne de Franza, che coprì marmi e pietre con oro e colori, non resta più nulla.
• Il pavimento del portico, di 350 metri quadrati, fu disegnato e in parte eseguito da Franchetti stesso.