Descrizione
L'Arsenale di Venezia è l'antico complesso di cantieri navali all'estremità orientale della città, nel sestiere di Castello. Dietro tre chilometri di mura merlate in mattoni rossi la Repubblica costruiva le sue navi: ai tempi migliori ci lavoravano fino a sedicimila persone.
L'insieme occupa 48 ettari, circa il 15% della città antica. È stato uno dei primi veri complessi industriali d'Europa: si montavano navi in serie già nel Cinquecento. Circa un quarto del complesso ospita oggi le mostre d'arte contemporanea della Biennale, e un'altra la Marina Militare, con il Museo storico navale.
Dal lato della città si entra dalla Porta di Terra, del 1460, una delle prime opere rinascimentali di Venezia: sembra un arco di trionfo romano. Davanti stanno quattro leoni di pietra, portati qui nel 1687, uno dei quali viene da Delo.
Sul muro a destra del portale un busto di Dante ricorda la visita del poeta a Venezia nel 1321.
Le Corderie occupano il lato sud: un edificio lunghissimo, costruito nel 1303 e rifatto a fine Cinquecento su progetto di Antonio da Ponte. Qui si facevano le funi per tutta la flotta: misura 317 metri di lunghezza, con due file di colonne che dividono l'interno in tre navate. È tra i luoghi più usati dalla Biennale.
Le Gaggiandre sono due grandi tettoie sull'acqua del 1568-1573, dove riposavano le galere a remi. Intorno ci sono le darsene, i canali interni dove le navi venivano allestite una dopo l'altra: la Darsena Vecchia, la Grande e quella delle Galeazze. Le Gaggiandre si attribuiscono a Jacopo Sansovino.
Tra Ottocento e Novecento l'Arsenale si riempì di gru: quella idraulica Armstrong da 160 tonnellate, in funzione dal 1885, racconta l'ultima fase industriale.
Per la Biennale ci sono anche il Teatro alle Tese e il Giardino delle Vergini; nelle Sale d'Armi, tra le parti più antiche, si espone arte contemporanea.
Gli operai si chiamavano arsenalotti, e il complesso era circondato da un alone di segretezza. Lavoravano in sequenza, con pezzi standard: una catena di montaggio ante litteram. Il legname arrivava dai boschi, la canapa per le corde dalla foce del Don, sul mare d'Azov.
Da questi cantieri uscirono le galee e poi le galeazze, versioni ingrandite e armate di cannoni, che contarono nella battaglia di Lepanto del 1571. Qui si custodiva anche il Bucintoro, la nave di rappresentanza del doge. Le maestranze erano così ambite che Pietro I di Russia ricorse a maestri veneziani per le sue galee.
Con la caduta della Repubblica tutto cambiò. Nel 1797 l'ultimo Bucintoro fu fatto a pezzi e bruciato per ricavarne l'oro. L'Arsenale però continuò a lavorare per sette secoli, sempre come cantiere navale.
Da non perdere
• La Porta di Terra.
• Le Corderie.
• Le Gaggiandre.
Lo sapevi?
• La parola «arsenale» viene dall'arabo, «casa d'industria», ed è nata proprio per questo cantiere: Dante lo chiama «arzanà» nell'Inferno.
• Uno dei leoni davanti alla porta ha sui fianchi iscrizioni runiche.
L'insieme occupa 48 ettari, circa il 15% della città antica. È stato uno dei primi veri complessi industriali d'Europa: si montavano navi in serie già nel Cinquecento. Circa un quarto del complesso ospita oggi le mostre d'arte contemporanea della Biennale, e un'altra la Marina Militare, con il Museo storico navale.
Dal lato della città si entra dalla Porta di Terra, del 1460, una delle prime opere rinascimentali di Venezia: sembra un arco di trionfo romano. Davanti stanno quattro leoni di pietra, portati qui nel 1687, uno dei quali viene da Delo.
Sul muro a destra del portale un busto di Dante ricorda la visita del poeta a Venezia nel 1321.
Le Corderie occupano il lato sud: un edificio lunghissimo, costruito nel 1303 e rifatto a fine Cinquecento su progetto di Antonio da Ponte. Qui si facevano le funi per tutta la flotta: misura 317 metri di lunghezza, con due file di colonne che dividono l'interno in tre navate. È tra i luoghi più usati dalla Biennale.
Le Gaggiandre sono due grandi tettoie sull'acqua del 1568-1573, dove riposavano le galere a remi. Intorno ci sono le darsene, i canali interni dove le navi venivano allestite una dopo l'altra: la Darsena Vecchia, la Grande e quella delle Galeazze. Le Gaggiandre si attribuiscono a Jacopo Sansovino.
Tra Ottocento e Novecento l'Arsenale si riempì di gru: quella idraulica Armstrong da 160 tonnellate, in funzione dal 1885, racconta l'ultima fase industriale.
Per la Biennale ci sono anche il Teatro alle Tese e il Giardino delle Vergini; nelle Sale d'Armi, tra le parti più antiche, si espone arte contemporanea.
Gli operai si chiamavano arsenalotti, e il complesso era circondato da un alone di segretezza. Lavoravano in sequenza, con pezzi standard: una catena di montaggio ante litteram. Il legname arrivava dai boschi, la canapa per le corde dalla foce del Don, sul mare d'Azov.
Da questi cantieri uscirono le galee e poi le galeazze, versioni ingrandite e armate di cannoni, che contarono nella battaglia di Lepanto del 1571. Qui si custodiva anche il Bucintoro, la nave di rappresentanza del doge. Le maestranze erano così ambite che Pietro I di Russia ricorse a maestri veneziani per le sue galee.
Con la caduta della Repubblica tutto cambiò. Nel 1797 l'ultimo Bucintoro fu fatto a pezzi e bruciato per ricavarne l'oro. L'Arsenale però continuò a lavorare per sette secoli, sempre come cantiere navale.
Da non perdere
• La Porta di Terra.
• Le Corderie.
• Le Gaggiandre.
Lo sapevi?
• La parola «arsenale» viene dall'arabo, «casa d'industria», ed è nata proprio per questo cantiere: Dante lo chiama «arzanà» nell'Inferno.
• Uno dei leoni davanti alla porta ha sui fianchi iscrizioni runiche.